Si è conclusa mercoledì 5 novembre la Sesta edizione del Festival internazionale di Musica antica Settimane Barocche di Brescia.

Quattordici appuntamenti, cui è andato ad aggiungersi un concerto straordinario (il 3 novembre al Ridotto del Teatro Grande, dedicato a GiancarLo Facchinetti, con la partecipazione di Glauco Bertagnin al violino, Marco Perini al violoncello e Michele Barchi al cembalo, oltre che della danzatrice Elisabetta Bracchi, cui lo stesso Facchinetti ha dedicato la sua Sonata da camera per violino, violoncello, clavicembalo e danzatrice del 2007) con artisti di levatura internazionale che hanno confermato il ruolo del Festival rispetto al panorama italiano ed europeo.

Se, in collaborazione con il Festival di Ambronay, nell’ambito del R.E.M.A., si è vista la coproduzione dell’appuntamento, che il 7 ottobre nella Chiesa del Carmine ha permesso l’esecuzione dei Trionfi sacri di Giovanni Gabrieli e Claudio Monteverdi (Orchestra dell’Accademia di Ambronay, direttore Jean Tubéry), l’entrata delle Settimane Barocche in ReteOrfeo, Network lombardo per la musica antica, ha portato con sé la presentazione di tre appuntamenti realizzati da tre membri componenti la rete stessa: Arìon Choir & Consort del Collegio Ghislieri di Pavia, Orchestra Barocca Zefiro di Mantova, Brixia Musicalis di Brescia, gruppo residente delle Settimane Barocche.

Altrettanto prestigioso il legame che ha visto insieme le Settimane Barocche e Mondomusica di Cremona. Legame che ha fatto sì che il Festival organizzasse a Mondomusica tre momenti concertistici nell’ambito dello spazio NotAntica. Ma non solo. Che fosse altresì presente con un proprio stand, punto info per il pubblico, per strumentisti, specialisti del settore, giornalisti e musicologi.

Confermato del resto il ruolo del Festival in ambito provinciale. Gli appuntamenti in decentramento nei luoghi barocchi della Provincia di Brescia, a loro volta, hanno riscosso grande consenso da parte del pubblico e delle amministrazioni locali.

Determinante più che in passato si è rivelato proprio l’apporto del pubblico che ha seguito il Festival con affezione e attenzione.

Altrettanto determinante il sostegno degli enti pubblici oltre che dei privati che hanno ora rinnovato e confermato il loro sostegno al Festival, ora investito per la prima volta a favore della manifestazione.

5 novembre 2008, Rodengo Saiano (BS), Auditorium San Salvatore

Orchestra barocca Zefiro
Alfredo Bernardini oboe e direzione

Fotografie di Andrea Tiboni

Giornale di Brescia – 5 novembre 2008

BRESCIA Il Ridotto del Teatro Grande lunedì era gremito per il Concerto straordinario a corredo delle Settimane Barocche in cui accanto a tre famose Sonate di altrettanti maestri del ’700 era presentata in prima assoluta una Sonata per violino, violoncello, clavicembalo e danzatrice del bresciano Giancarlo Facchinetti. Nulla di strano che accanto agli strumentisti Facchinetti abbia contemplato una danzatrice quale espressione della prassi settecentesca nelle musiche per la Corte.

Più intrigante il fatto che Facchinetti (il quale normalmente rifugge dalle forme e dallo stile antichi o stigmatizzati) abbia sì scritto una Sonata da camera (quindi una Sonata a tre) in tre tempi di tipologia «barocca» e italiana – ma l’abbia riferita ad un mondo diverso, quello della Spagna di Domenico Scarlatti, di Soler o di Boccherini e anche dell’Ottocento come lo dipinge Goya.

La danzatrice Elisabetta Bracchi con un coup de theatre è entrata nello scenografico Ridotto in abito bianco da flamenco ed ha raggiunto la pedana dove, battendo i tacchi chiodati, non solo fungeva da piacevole elemento visivo, ma da vero e proprio strumento a percussione.

In tal modo la musica di Facchinetti poteva esulare dalle rigidezze imposte dalla Sonata da camera (specie nel secondo e terzo tempo), offrire brevi episodi o sviluppi dissonanti oppure marcatamente ottocenteschi. La sua Sonata da camera acquistava vivacità e allure romantica, anche per il ricorso a spunti popolari o a brevi citazioni, talvolta struggenti, di autori neoclassici del ’900.

Facchinetti – come nel Concerto grosso per la notte di San Silvestro presentato nelle Settimane Barocche due anni fa – si è divertito a scomporre la «scatola magica» delle formule settecentesche e a ricomporle con l’ironia del maestro che non rifà, evoca invece uno stile, trasfigura un’epoca e la”allunga” nel tempo sul filo della memoria.

Tale raffinato e brillante clou della serata era preceduto da un’esemplare Sonata per violino e basso continuo dell’op. 2 di un Vivaldi ossequioso nei confronti di Corelli ma che scalpita verso le vette della sua opera successiva, l’Estro armonico. Dopo l’intervallo il violinista Glauco Bertagnin, il violoncellista Marco Perini e il clavicembalista Michele Barchi hanno proposto un capolavoro, la Sonata in sol minore «Didone abbandonata» di Tartini.

Il violinismo di Bertagnin, scattante e chiarissimo, luminoso, si adatta benissimo alle esigenze del capriccioso Tartini. Per l’opera finale, la Sonata «La Follia» di Corelli – altro capolavoro – è riapparsa Bettina Bracchi, in rosso, nella difficile, antica danza lusitano-iberica che dà il nome e il tema alle 23 variazioni. Bertagnin, in perfetta sintonia e incalzato dagli ottimi Perini e Barchi, si è scatenato nelle variazioni virtuosistiche.

E lo spirito, la fattura straordinaria della Sonata corelliana, illustrato dalla danza, è emerso nella sua aspirazione alla purezza e passione che diventa euforia. Bravi i tre musicisti e la danzatrice che, con Facchinetti hanno meritato lunghi applausi dal pubblico entusiasta cui hanno offerto per bis una trascinante danza spagnola (con nacchere) di un antico Albeniz.

Fulvia Conter

Giornale di Brescia – 5 novembre 2008
Oboe e fagotto protagonisti a Rodengo Saiano nel concerto dell’Orchestra Barocca Zefiro

RODENGO SAIANO «Musica Serenissima», con opere di autori dell’area veneta, stasera alle 20,45 all’auditorium San Salvatore con l’Orchestra Barocca Zefiro diretta da Alfredo Bernardini, su invito delle Settimane Barocche (ingresso 7 ). Il programma è dedicato a Concerti per fiati (oboe e fagotto, solisti rispettivamente Paolo e Alberto Grazzi) di Vivaldi e altri autori.

La serata inizia con il Concerto in Fa maggiore op. 9 n.3 per due oboi, archi e basso continuo di Tomaso Albinoni, uno fra i primi compositori di Concerti solistici per oboe, strumento dolcissimo e duttile, per il quale scrisse la raccolta op. 9 nel 1722 con dedica al Principe Elettore di Baviera.
Segue il Concerto in mi minore RV 484 per fagotto, archi e basso continuo di Vivaldi, autore di un gran numero di Concerti per fagotto (una quarantina) di straordinaria fattura, probabilmente su commissione di un virtuoso tedesco. Un altro importantissimo musicista veneziano è Baldassarre Galuppi nella cui varia produzione di opere buffe e serie, lavori sacri e musica per tastiera si trovano vari Concerti solistici, fra i quali il raffinato Concerto in sol minore per fagotto, archi e continuo, inserito in programma, che precede il Concerto in Si bemolle maggiore per oboe, archi e b.c. di Diogenio Bigaglia. Questi, nato a Murano nel 1676, era padre benedettino del convento di San Giorgio Maggiore a Venezia. Scrisse molti oratori, ma anche Sonate e quattro Concerti, in cui l’oboe ha funzione solistica o è nell’organico strumentale.

Dopo l’intervallo è eseguito il Concerto in sol minore per oboe, archi e basso continuo scritto in Germania, dove si trasferì nel 1722, da Giovanni Benedetto Platti (1700-1763), noto per essere uno dei maggiori clavicembalisti italiani, ma che suonava molti strumenti. Dopo il coloristico Concerto in Sol maggiore RV 545 per oboe, fagotto, archi e continuo di Vivaldi, la serata si chiude con un altro Concerto di Albinoni, quello in Do maggiore op. 9 n. 9 per due oboi, archi e continuo.

L’Orchestra Barocca Zefiro è formata da Renata Spotti e Isabella Bisoni, violini, Teresa Ceccato viola, Marco Ceccato violoncello, Paolo Zuccheri contrabbasso, Luca Guglielmi cembalo e organo ed è diretta dall’oboista Alfredo Bernardini, che l’ha fondata nel 1989 a Mantova con l’oboista Paolo Grazzi e il fagottista Alberto Grazzi. Zefiro si presenta con un organico variabile in riferimento al repertorio da eseguire: ensemble da camera, gruppo di fiati (Harmonie) e orchestra barocca, così da proporre programmi che vanno dai Concerti di Vivaldi alle musiche per fiati di Mozart, Beethoven e Rossini.

L’ensemble è specializzato nel repertorio del ’700 in cui i fiati hanno un ruolo di primo piano. In questi anni è diventato un punto di riferimento in ambito internazionale per la musica cameristica con strumenti d’epoca. I suoi fondatori, insegnanti in Conservatori italiani e stranieri, sono considerati fra i più validi esecutori di musica antica nonché apprezzati solisti di famose orchestre. Zefiro è stato scelto dalla Tv belga per un documentario su Vivaldi e ha inciso 13 cd.

f. c.

Dopo il successo del concerto straordinario di ieri, lunedì 3 novembre, presso il Ridotto del Teatro Grande, protagonista la musica di Giancarlo Facchinetti, il Festival Settimane barocche di Brescia si concluderà domani, mercoledì 5 novembre, presso l’Auditorium San Salvatore di Rodengo Saiano, con il concerto, altresì inserito nel cartellone di ReteOrfeo 2008, dell’Orchestra Barocca Zefiro di Alfredo Bernardini.

Concerto 5 novembre

3 novembre 2008, Brescia, Ridotto del Teatro Grande

Glauco Bertagnin violino
Marco Perini violoncello
Michele Barchi clavicembalo
Elisabetta Bracchi danza

Fotografie di Andrea Tiboni

BresciaOggi – 3 novembre 2008

Teatro Grande. STASERA NEL RIDOTTO LE «NUOVE SETTIMANE BAROCCHE», IL FESTIVAL INTERNAZIONALE DI MUSICA ANTICA

Concerto straordinario delle Settimane Barocche, il Festival internazionale di musica antica in Brescia e provincia che questa sera alle 20.45 fa tappa al Ridotto del Teatro Grande di Brescia con tre musicisti assai noti come Glauco Bertagnin al violino, Marco Perini al violoncello e Michele Barchi al clavicembalo, cui si aggiungerà Elisabetta Bracchi per la danza. Quest’ultima presenza è dovuta a una composizione in prima esecuzione assoluta del maestro bresciano Giancarlo Facchinetti, che lo scorso anno ha scritto una «Sonata da camera per violino, violoncello, clavicembalo e danzatrice», pezzo che è stato pensato grazie alla suggestione suscitata dal concerto che lo scorso anno – sempre per le Settimane Barocche – si è tenuto nelle sale del Rotary Club di Brescia proprio con Elisabetta Bracchi.

Giancarlo Facchinetti conferma: «Questa sonata è dedicata alla Bracchi, anche se non è formata da tempi rigorosamente in forma di danza. L’Andante iniziale si avvicina maggiormente al mondo ottocentesco, in una specie di Barocco volutamente rivisitato, mentre è l’Adagio centrale la parte più “seria”. Il Presto finale è invece un brano dal carattere scatenato, dove appunto la danza trova spazio e vigore».

Oltre al brano di Giancarlo Facchinetti verranno eseguite la Sonata in re minore per violino e basso continuo op. 2 di Antonio Vivaldi e la Sonata in sol minore op. 21 n. 10 «Didone abbandonata» di Giuseppe Tartini. La conclusione è affidata alla Sonata in re minore op. V n. 12 detta «La Follia» di Arcangelo Corelli.

Il violinista padovano Glauco Bertagnin si è esibito poche settimane fa in Santa Maria del Carmine a Brescia in una trascrizione per archi delle celebri Variazioni Goldberg di Bach per i Vespri Musicali. Bertagnin, che suona un violino «Guadagnini» del 1803. Dal 1980 è altro primo violino solista dei «Solisti Veneti».

Il violoncellista bresciano Marco Perini, che suona un «Davide Tucker», insegna all’Accademia «Jacopo Peri» di Reggio Emilia e si è formato all’Accademia di Santa Cecilia. Perini è primo violoncello nei Virtuosi Italiani, nel Sestetto italiano e nel Nuovo Trio Fauré. Il clavicembalista Michele Barchi è stato protagonista, solo qualche sera fa, di un bellissimo concerto dedicato a Johann Sebastian Bach.

Il biglietto d’ingresso costa 15 euro.

L.FER.

Giornale di Brescia – 3 novembre 2008

Anche la «Sonata da camera» del bresciano nel concerto straordinario per le Settimane

BRESCIA Concerto straordinario a corredo delle Settimane Barocche stasera, alle 20.45, nel Ridotto del Teatro Grande, protagonisti il violinista Glauco Bertagnin, il violoncellista Marco Perini, il clavicembalista Michele Barchi e la danzatrice Elisabetta Bracchi (ingresso 15 euro).

La serata offre splendide e famose musiche del ’700 violinistico italiano e una novità assoluta, la «Sonata da camera» in tre tempi per violino, violoncello, clavicembalo e danzatrice del compositore bresciano Giancarlo Facchinetti.

Autore, fra l’altro, di un brillante «Concerto grosso per la notte di San Silvestro» presentato due anni fa da Brixia Musicalis alle Grazie, Facchinetti ha ideato nel 2007 la «Sonata da camera» riferendosi alle Corti dell’epoca, dove molta musica era scritta e praticata in funzione della danza, come le suite, così diffuse in Germania e in Francia.

Il programma inizia con la Sonata in re minore per violino e basso continuo op. 2 di Antonio Vivaldi e prosegue, appunto, con la «Sonata da camera» di Facchinetti. Dopo l’intervallo sono proposti due capolavori: la Sonata in sol minore op. 21 n. 10 «Didone abbandonata» di Giuseppe Tartini e la Sonata in re minore op. V n. 12 «La Follia» di Arcangelo Corelli.

Nel 1709 Vivaldi pubblicò l’op. 2, «12 Sonate per Violino e basso continuo» con dedica al re Federico IV di Danimarca. Una raccolta importante, nella quale il «Prete Rosso» dimostra di aver assimilato la lezione di Corelli e di concentrarsi sulle possibilità del proprio strumento. Imprime il suo marchio compositivo imprevedibile e fantasioso al violino, di cui amplia la tecnica in senso virtuosistico, cercando brillantezza sonora ed ottenendo effetti inediti. Vivaldi in quel periodo era ancora insegnante di violino ed aveva fra gli allievi il talentuoso Pisendel, tedesco, per il quale compose alcune di queste Sonate e vari Concerti.

Su questo tracciato si pose l’istriano Giuseppe Tartini (1692-1779), genio avventuroso e virtuoso leggendario che, come compositore, si dedicò quasi esclusivamente al violino, per il quale scrisse Concerti e oltre 170 Sonate, di cui le più celebri sono quelle dette «Il trillo del diavolo» e «Didone abbandonata». Quest’ultima, tripartita, punta su effetti patetici e toccanti, sulla scia del suo titolo metastasiano, che impronta la struggente linea melodica (appoggiata sul canto popolare) e il virtuosismo acceso, non esornativo, ma intrinseco al descrittivismo insito nell’opera.

Alla fine… il primo, il maestro della Scuola violinistica italiana ed europea, Corelli, con la Sonata in re minore sul tema della Follia, un motivo breve e originariamente frenetico (se non isterico) di origine portoghese, passato in Spagna, quindi in Italia, a Napoli, per essere raccolto da Haendel e arrivare nel Nord, in Inghilterra, in Germania ed essere utilizzato fino ai nostri giorni.

«La Follia» è eccezionalmente sviluppata da Corelli nella Sonata, con 23 variazioni, in ognuna delle quali si trovano un diverso colpo d’arco e ogni tipo di difficoltà tecniche, sì da farne il modello per tutta la futura arte della variazione.

Glauco Bertagnin, Marco Perini e Michele Barchi sono musicisti di fama internazionale, solisti e Prime parti di ensemble di rango. La danzatrice Elisabetta Bracchi collabora spesso con Michele Barchi in raffinati spettacoli di danza e musica antica come il recente «Fandango!».

f. c.

BresciaOggi – 2 novembre 2008

MERCOLEDÌ ALL’AUDITORIUM SAN SALVATORE

Mercoledì 5 novembre Rodengo Saiano ospita una delle tappe delle “Settimane Barocche”, il festival internazionale di musica antica che si sta articolando in alcuni concerti tra la città e la provincia.

L’appuntamento franciacortino è nell’Auditorium San Salvatore con inizio alle 20.45.

Con il sostegno della Provincia di Brescia e dell’Assessorato alla Culture, Identità e Autonomie della Regione Lombardia, di diversi enti pubblici e privati ritorna il festival internazionale di Musica antica Settimane Barocche di Brescia, erede delle prestigiose Settimane Barocche degli anni Settanta. Il festival ritorna a presentarsi al pubblico sotto la direzione artistica di Emanuele Beschi e Francesco Lattuada, contando, come nel passato, sulla partecipazione dei maggiori interpreti e studiosi del repertorio barocco.

Quello di mercoledì è l’ultimo appuntamento dell’agenda 2008.

Erano tre i concerti in calendario organizzati nell’ambito di ReteOrfeo: presenti, oltre al gruppo residente del Festival, Brixia Musicalis, le formazioni Orchestra Barocca Zefiro di Mantova e Arìon Choir & Consort di Pavia, tutti impegnati nella presentazione di programmi dedicati alle capitali musicali dell’Europa barocca.

Presenti anche i grandi nomi del concertismo internazionale. Ospiti e gruppi di rilievo come quelli che hanno segnato le precedenti edizioni della manifestazione. Basti ricordare, tra gli altri, Ottavio Dantone, Giovanni Antonini, gli Ensemble Il Furibono, La Gaia Scienza, Il Giardino Armonico, l’Estro Cromatico.

Tutto ciò per un Festival che, ancora una volta, si è distinto non soltanto per l’attenzione al momento esecutivo, ma anche per le attività di ricerca e promozione culturale attuate sul territorio dell’intera provincia bresciana, che è ruotata intorno a un sottile fil rouge: ideale il viaggio musicale tra le capitali del Barocco, in sintonia con il titolo dell’edizione 2008 di Circuito Orfeo; dal côté organologico grande l’attenzione agli strumenti a corde pizzicate.

L’appuntamento di Rodengo Saiano è dunque un evento da non perdere.

Giornale di Brescia – 2 novembre 2008

Applaudito concerto dell’ensemble diretto da Giovanni Antonini alle Settimane Barocche

BRESCIA Ritmo, colore, energia. L’onda travolgente del Ba-rock del Giardino Armonico diretto da Giovanni Antonini ha conquistato il pubblico nel concerto di venerdì sera in città a Palazzo Gaifani nell’ambito delle Nuove Settimane Barocche.

Gli splendori sonori di Venezia, regina della musica nel ’600 e nel primo ’700 italiano, hanno dominato l’esibizione bresciana dell’ensemble che, con le sue interpretazioni su strumenti originali, è stato tra gli artefici della nuova fortuna del repertorio barocco a partire dagli Anni ’80.

Il caratteristico sound del Giardino Armonico – fatto di contrasti sorprendenti, frasi folgoranti e di un deciso piglio drammatico – si è imposto sin dalle prime note della sonata XV di Dario Castello, pagina di confine tra il crepuscolo del Rinascimento e l’aurora del Barocco. Di qui, sempre nel segno di una rigorosa coerenza interpretativa, ha preso le mosse un cammino nella storia musicale della Serenissima, dal virtuosismo di Tarquinio Merula alle rivoluzione tecniche e formali di Giovanni Battista Buonamente, dalle linee trasparenti ed eleganti che animano il pentagramma di Giovanni Legrenzi alla sapiente miscela di fantasia e tradizione del concerto a quattro in sol minore di Baldassarre Galuppi.

Ma non poteva mancare il grande protagonista di quell’età dell’oro, Antonio Vivaldi, con tre concerti per flauto (o flautino) e archi che hanno acceso i riflettori su Giovanni Antonini, solista e anima dell’ensemble. Antonini ha brillato sia nei passaggi di agilità e nelle volate pirotecniche dei movimenti veloci (anzi, velocissimi) sia quando ha sfoderato un suono liquido e denso nelle sezioni cantabili. Disegnando un Vivaldi di luci, ombre e infinita ricchezza di sfumature che è parso ben lontano da quella mediocrità artigianale di cui lo accusava Stravinskij.

Giudicare la prova del Giardino Armonico significa anche sposare una visione estetica. Alcuni potrebbero rimproverare agli interpreti una certa disinvoltura nei riguardi della partitura o storcere il naso di fronte a un clavicembalo che si produce in acrobazie; altri potrebbero lodare lo straordinario coinvolgimento della performance e l’indubbia capacità di restituire vitalità a un repertorio altrimenti oscurato dai secoli. Intatta rimane tuttavia l’ammirazione per l’eccellente qualità tecnica dell’ensemble. Un meccanismo sonoro di altissima precisione che gli spettatori hanno premiato con lunghi applausi ed entusiasmo.