Bresciaoggi, 29 Settembre 2010

MONTICHIARI. Successo per Marco Fracassi e i Solisti di Cremona alle Settimane Barocche

La splendida pieve romanica di San Pancrazio a Montichiari è stata ancora una volta sede eletta per l’inaugurazione del Festival Internazionale di Musica Antica organizzato dalle Settimane Barocche di Brescia con la direzione artistica del maestro Emanuele Beschi.

L’inaugurazione di questa ottava edizione del Festival è stata affidata all’ensemble barocco I Solisti di Cremona diretti dal maestro Marco Fracassi, che hanno eseguito un programma interamente dedicato a Georg Friedrich Haendel.

Haendel viene spesso associato all’immagine del compositore «onnivoro», grazie all’immenso catalogo d’opere da lui composto, opere che coprono tutti i generi musicali allora in uso. La sua competenza e il suo prestigio erano tali che spesso idee sorte per assolvere ad esigenze contingenti, finivano col diventare momenti richiesti anche negli incontri musicali successivi. E’ il caso dei Concerti per organo eseguiti domenica scorsa, perfetto esempio dell’eclettismo di Haendel che da grande organista quale era soleva improvvisare durante gli intervalli fra le varie sezioni di un oratorio. Quelle improvvisazioni divennero ben presto una consuetudine che finì col gettare le basi per lo sviluppo dei futuri concerti per strumento solista.

I concerti per organo in programma erano il n. 1, 2, 4 e 6 dall’op. 4 e il n.13 HWV 295 detto anche «Kuckuck Und Die Nachtigall» (il Cuculo e l’usignolo) per il divertente gioco imitativo dei canti dei due uccelli.

La destinazione di questi cinque concerti non era liturgica e Marco Fracassi, solista e direttore dell’ensemble, ha dunque conferito all’organo quel brio e quello spirito un po’ scanzonato che normalmente non ci si aspetterebbe da uno strumento così solenne. Così l’intero ensemble ha raccolto il carattere di divertissement di questi concerti, eseguendo ciascun brano in modo equilibrato e creando una sonorità rotonda e solida, dove lo strumento solista ha potuto occupare un corretto spazio protagonistico.
Un’interpretazione nella quale è stata ricreata una musicalità di ampio respiro volta ad esaltare le belle melodie e a ricostruire il più possibile la creatività e quell’idea di gioco musicale che spingeva Haendel ad improvvisare meravigliando il suo pubblico.

Nadia Spagna

Corriere della Sera, 26 settembre 2010

«Sulle spalle dei giganti» titola l’ottava edizione delle Settimane Barocche, che da stasera e per tutto ottobre fanno rifiorire a Brescia e nel Bresciano la musica sbocciata tra Cinque e Settecento, tra le polifonie vocali e rinascimentali del fiammingo Dufay a Mozart.

Un titolo dal duplice significato: da una parte i giganti sono gli autori su cui si imperniano i quindici concerti in cartellone, con Händel, Bach a svettare tra Marais e Couperin, Tartini e Caccini. Dall’altra, ed è il caso specifico di questa edizione 2010, i giganti sono anche i grandi esecutori, in primis il catalano Jordi Savall (nella foto), «reinventore» della viola da gamba, il violoncellista Enrico Bronzi e le voci rinascimentali de la Reverdie, attorno a cui si schiera una promettente teoria di giovani e le migliori formazioni filologiche lombarde: il pavese Arion Consort e il mantovano Ensemble Zefiro, il Brixia Musicalis e i Solisti di Cremona.

L’inaugurazione (stasera ore 17, abbazia di San Pancrazio, Montichiari, ingresso libero, tel. 030.26.91.261) è nel segno di Händel, con i sontuosi Concerti per organo affidati ai Solisti di Cremona, mentre giovedì a Limone del Garda gli archi del «Furibondo» antologizzano pagine giovanili di Mozart. Arrivando in ottobre, il 6 la Reverdie ripercorre le peregrinazioni italiche di Dufay, il 23 l’ Aglaia si cimenta nell’ Arte della fuga bachiana, mentre il 27 Savall confronta la sua viola con l’ arpa irlandese e il salterio di Andrew Lawrence-King.

Enrico Parola

Giornale di Brescia, 26 settembre 2010

Settimane Barocche, apertura con l'Haendel per organo
Settimane Barocche, apertura con l’Haendel per organo

MONTICHIARI Lo sfarzo sonoro dei Concerti per organo di Haendel inaugura oggi pomeriggio l’ottava edizione delle «Settimane barocche».

Come da tradizione, il primo appuntamento ha luogo nella Pieve di San Pancrazio a Montichiari, con inizio alle 17. Protagonista l’organista Marco Fracassi, con i Solisti di Cremona da lui diretti (Antonio De Lorenzi e Glauco Bertagnin ai violini, Emanuele Beschi alla viola, Marco Perini al violoncello, Leonardo Colonna al contrabbasso ed Elena Borgogna al clavicembalo); l’ingresso è libero. In programma cinque dei diciotto Concerti per organo composti da Haendel: l’op. IV n. 2 e n. 1, il Concerto intitolato «Kuckuck und die Nachtigall» (Il cuculo e l’usignolo); infine, sempre dall’opera quarta, i Concerti 6 e 4.

Non dobbiamo credere che la modalità di ascolto dei Concerti per organo haendeliani sia rimasta inalterata. Nelle esecuzioni musicali pubbliche del primo Settecento i brani strumentali avevano spesso la funzione di introdurre lunghe composizioni vocali. Ecco allora che Haendel concepì i Concerti per organo per eseguirli personalmente durante le rappresentazioni dei suoi oratori. All’epoca si trattava di una grande novità, poiché il ruolo solistico era normalmente affidato a uno strumento o ad arco o a fiato, non ancora a uno strumento da tasto. Haendel, in ogni caso, era un autentico virtuoso dell’improvvisazione organistica; cercò dunque di trasferire dalle corde del violino alla tastiera tutto quel bagaglio di passi brillanti, di progressioni armoniche o di intima dolcezza che aveva fatto la fortuna di maestri italiani come Corelli e Vivaldi. Indipendentemente da Haendel, ma sempre nello stesso periodo, lo stesso Bach «inventava» il Concerto per clavicembalo e archi, trascrivendo per questo organico precedenti Concerti violinistici. Si creavano così i presupposti per la successiva fioritura dei Concerti per pianoforte e orchestra che avrebbero assunto un ruolo centrale dal tardo Settecento.

Disponiamo di testimonianze sulle prime esecuzioni dei Concerti haendeliani in Gran Bretagna. A Oxford, nel 1733, il compositore incantò nei suoi preludi improvvisati all’organo «unendo tra loro i vari episodi musicali con arte sopraffina». Quanto all’esecuzione dei Concerti veri e propri, a detta di John Hawkins, nessuno poteva eguagliare Haendel in sicurezza e brillantezza.

«Oggi – si legge in una nota delle “Settimane barocche” – questi Concerti presentano notevoli problemi all’esecutore, se si considera che il risultato dovrebbe essere ascoltare qualcosa di simile agli effetti prodotti dalle improvvisazioni di Haendel e dal suo agile tocco». Si ripresenta un problema tipico della maggior parte della musica dei secoli passati: la partitura giunta fino a noi si rivela un canovaccio essenziale, su cui l’esecutore avveduto dovrà inserire con gusto le ornamentazioni più adatte.

Fondato nel 1992 da Fracassi, l’ensemble dei Solisti di Cremona utilizza pregiati strumenti di liuteria antica con archi barocchi. Il gruppo ha all’attivo diverse incisioni dedicate a compositori del Seicento cremonese.

m. biz.

Giornale di Brescia, 25 settembre 2010

Emanuele Beschi illustra i 16 concerti e la «filosofia» che li rende attraenti

Da un po’ di tempo si può parlare di musica antica senza entrare nell’inutile groviglio polemico che per trent’anni ha accompagnato quella che sembrava una delle tante mode passeggere del consumo musicale occidentale. Anzi, l’Early Music si è rivelata una delle più importanti occasioni di rigenerazione della musica classica, nel suo periodo di maggior declino. Il pubblico innamorato di Palestrina, Corelli e Händel affolla i concerti, compra i cd, legge riviste specializzate, discute di prassi esecutiva dividendosi sulle qualità degli interpreti preferiti come un tempo succedeva solo per l’opera lirica. Indiscutibili segni di vitalità.

Ne è consapevole Emanuele Beschi, che da otto anni inventa un cartellone dedicato alla musica barocca, cercando di accontentare un po’ tutti: gli amanti di Bach e i vivaldiani doc, quelli che non si spingono oltre il virginale e chi nel canto accetta perfino un po’ di vibrato. «Come un cacciatore, ogni volta ho cercato di tendere la rete nel punto giusto, per catturare i migliori artisti in circolazione. Con un pizzico di orgoglio posso dire d’esservi riuscito».

Savall, la Reverdie, l’Ensemble Aurora, il gruppo Aglàia e altri ancora: c’è un filo rosso che collega tutti questi nomi?

Il legame sottile e tenace che unisce i 16 concerti è la frase di Bernardo di Chartres: siamo nani sulle spalle di giganti. Cioè, vediamo più lontano dei nostri predecessori, ma possiamo farlo solo perché loro ci sollevano. Ogni artista lo racconterà alla sua maniera: con autori, stili, forza di persuasione, diversi fra loro. Il compositore studia i maestri del passato, li ricopia, li imita fedelmente, fino a quando scopre la sua cifra individuale. Solo nel confronto con la grandezza puoi diventare capace di creatività. Poco alla volta riconosci la tua personalità. È una preziosa indicazione di metodo che vale anche per la vita: senza maestri ci si perde, si segue il vento instabile e insaziabile delle mode; e poi il tempo dell’apprendimento non finisce mai.

Non è facile definire la musica antica. Quali sono i suoi limiti cronologici? Sono stati creati finti sottoperiodi per cui avremmo un certo tipo di musica fino a Monteverdi, poi un’altra categoria (dal Seicento fino al classicismo viennese) e altro ancora. Pure la divisione in «medievale» e «rinascimentale» presenta confini labili e ambigui. Mozart, Beethoven, perfino Brahms, sono eseguiti con strumenti e tecniche esecutive «storicamente informate». Si cerca di ricreare il sound dell’antichità classica mediterranea. Debussy sta per diventare «filologico». Allora tutta la musica occidentale è antica? E come la mettiamo con la «contemporanea» che, altro paradosso, è musica del secolo scorso?

Problematiche assolutamente spinose, sono d’accordo. «Antica» è un modo di pensare e di vivere la musica del passato con il desiderio di volerla rieseguire o riascoltare il più vicino possibile alle modalità che ne accompagnarono la nascita. «Antica» è l’energia vitale che scaturisce da questa filosofia. Tutti ne hanno tratto alimento e ispirazione.

Quali linee fondanti vi hanno guidato in questi anni?

Vorrei ricordare il gusto della ricerca e della riscoperta, in special modo di autori bresciani.

È opinione diffusa tra gli addetti ai lavori che gli interpreti italiani possiedano un quid in più di vivezza, estro, fantasia. Nel cartellone delle «Settimane Barocche 2010» i musicisti italiani sono molti. È un caso oppure si tratta di una scelta consapevole?

Oggi l’Italia si trova in prima fila nell’eseguire questo repertorio con criteri di consapevolezza estetica. Abbiamo scoperto e valorizzato la musica pre-Settecento relativamente tardi, dopo altre nazioni europee. Però abbiamo recuperato lo svantaggio e, in un certo senso, oggi siamo all’avanguardia. Ma lascio che siano gli ascoltatori a scoprirlo. Hanno sedici occasioni per farsene un’idea.

Enrico Raggi

Giornale di Brescia, 25 settembre 2010

Attesa per il vulcanico virtuoso d’uno strumento antico ed attualissimo

Strumento antico, ma anche contemporaneo, attualissimo e perfino interetnico: sembra non avere confini il rinnovato successo della viola da gamba, che può oggi contare su una folta pattuglia di eccellenti virtuosi, idealmente capitanati dal vulcanico Jordi Savall, uno degli ospiti più attesi delle prossime «Settimane barocche».

Sono passati quasi vent’anni da quando uscì sugli schermi il film di Alain Corneau «Tous les matins du monde» dedicato alla vita dell’antico gambista francese Marin Marais. Grazie a questa pellicola, della cui colonna sonora si prese cura lo stesso Savall, il grande pubblico poté scoprire il fascino del nobilissimo strumento ad arco, che ebbe momenti di grande splendore nel Rinascimento e nell’età barocca. All’epoca, infatti, non solo la viola da gamba veniva spesso impiegata nei più diversi ensemble vocali e strumentali, ma poteva anche contare su un repertorio solistico molto ampio.

Vissuto tra il 1656 e il 1728, Marin Marais si potrebbe definire come una sorta di Liszt della viola da gamba: le sue bellissime raccolte di «Pièces de viole», paragonabili per maestria alle quasi contemporanee «Pièces de clavecin» di François Couperin, si possono oggi riascoltare in eccellenti esecuzioni discografiche dopo secoli di oblìo. E che la viola da gamba sia tornata d’attualità è confermato anche dalla diffusione del suo insegnamento in un numero sempre maggiore di Conservatori e istituti musicali.

Ma la «renaissance» dello strumento non si ferma qui, poiché Jordi Savall ha ampliato il suo campo d’azione sia nella direzione del passato remoto, occupandosi degli antenati medievali della viola da gamba, sia della contemporaneità, scrivendo egli stesso nuove musiche ad hoc.

Un ulteriore sviluppo riguarda l’apertura al mondo sconfinato della musica etnica. Proprio in questo ambito si colloca il concerto in programma mercoledì 27 ottobre al Ridotto del Teatro Grande, nel quale verranno eseguite al «dessus de viole» (viola da gamba soprano) brani della tradizione popolare irlandese e scozzese. Qual è il legame di questa musica con l’età barocca?

La risposta si trova in un documento inglese del 1602: «Si eseguono molti balli popolari alla presenza di sua Maestà la regina che ne è straordinariamente deliziata; le arie irlandesi sono ora molto di moda».

m. biz.

Giornale di Brescia, 25 settembre 2010

Nei concerti di Sara Bennici, Enrico Bronzi e Gaetano Nasillo

Se la viola da gamba ebbe i suoi più appassionati cultori soprattutto in Gran Bretagna e in terra di Francia, il violoncello trovò invece la sua culla sotto il sole italiano.

Nato nel Seicento come strumento grave di taglia ridotta (dal punto di vista etimologico la parola violoncello fa appunto riferimento a un «violone» di formato più piccolo), l’ultimogenito della famiglia del violino ebbe un inizio contrastato, quasi fosse una sorta di cugino povero del blasonato basso di viola da gamba.

Parla chiaro il titolo di un pamphlet francese stampato nella prima metà del Settecento: «Défense de la basse de viole contre les entreprises du violon et les prétentions du violoncelle» (Difesa della viola da gamba contro le imprese del violino e le pretese del violoncello).

Sappiamo tutti, alla fine, quale direzione avrebbe preso la storia della musica tra Sette e Ottocento: violino e violoncello divennero i sovrani assoluti del repertorio sinfonico e da camera, mentre la viola da gamba si ritirò gradualmente dalla scena.

In ogni caso, l’ottava edizione delle «Settimane barocche» rilancia a fin di bene l’antica rivalità fra i due gruppi strumentali. Se la viola da gamba può contare sulla straordinaria esperienza di Savall, nonché sulla freschezza di Teodoro Bau, vincitore del Premio delle Arti 2010 per la sezione solistica degli strumenti antichi, sull’altro fronte potremo ascoltare tre dei migliori violoncellisti italiani oggi dediti al repertorio barocco.

Apre questa speciale rassegna Sara Bennici, ospite del salone Mondomusica di Cremona il 1° ottobre (in programma le celebri Suite n. 2 e 3 di Johann Sebastian Bach); si proseguirà a Brescia il 29 ottobre nella ritrovata chiesa di San Giorgio, con Enrico Bronzi accompagnato al clavicembalo da Michele Barchi.

Ultimo appuntamento di questo tipo domenica 31 ottobre, sempre in San Giorgio, con Gaetano Nasillo in duo con la già ricordata Sara Bennici. Aggiungiamo che Enrico Bronzi, in passato ospite del Festival di Brescia e Bergamo, si è messo in luce anche nel repertorio moderno dello strumento, mentre Gaetano Nasillo, come attestano le sue numerose e apprezzate incisioni discografiche, è oggi considerato uno dei massimi cultori del repertorio violoncellistico italiano del Settecento.

bizza

Ancora una volta, la nuova edizione, per la direzione artistica di Emanuele Beschi, conferma la scelta delle Settimane di essere al tempo stesso ribalta internazionale per i maggiori interpreti del repertorio barocco, ma anche trampolino di lancio per i giovani esecutori, che si affacciano al mondo del concertismo.

Ancora una volta quindi nomi eccellenti – da Jordi Savall a Marcello Gatti; da Enrico Gatti a Michele Barchi; da Gaetano Nasillo a Enrico Bronzi, a Sara Bennici; dall’Ensemble Aurora all’Ensemble SuonarCantando, ai Solisti di Cremona – si alterneranno sul podio delle Settimane che, come sempre, organizzano concerti in Città e in provincia, nei luoghi più rappresentativi dell’architettura barocca del territorio.

Ma non solo. Le Settimane, partner di ReteOrfeo-Circuito Lombardo di Musica Antica, ospiteranno, oltre al gruppo residente Brixia Musicalis, guidato da Elisa Citterio, Arìon Choir&Consort, diretto da Giulio Prandi, e l’Orchestra Barocca Zefiro con Alfredo Bernardini, ma anche l’Ensemble Agláia e la Reverdie, i cui concerti sono appunto parte integrante del programma di Rete.

Infine i giovani vincitori del Premio delle Arti saranno protagonisti, come lo scorso anno, dei fortunati “Sabati dei giovani talenti”, organizzati presso la sede bresciana delle Settimane, Piano Nobile di Palazzo Cottinelli, in collaborazione con la Direzione Generale per l’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Veniamo al titolo dell’edizione 2010, Sulle spalle dei giganti. Almeno due le possibili interpretazioni. “Giganti” molti degli autori protagonisti dei diversi programmi; autori la cui opera è fondamento della musica moderna. “Giganti” molti degli artisti ospiti della presente edizione del Festival, il cui esempio può diventare fondamento per i tanti giovani che pure le Settimane ospitano.

Bresciaoggi, 23 settembre 2010

Sedici concerti a Montichiari Botticino, Limone sul Garda e anche in città, nella restaurata chiesa di San Giorgio


Inizia domenica pomeriggio in San Pancrazio a Montichiari l’ottava edizione delle Settimane Barocche di Brescia, presentata ufficialmente ieri nelle sale di Piano Nobile in via Marsala dal suo direttore artistico Emanuele Beschi e da Ezio Rojatti per la Provincia di Brescia.

Sedici concerti, in parte gratuiti come quelli che quest’anno di svolgeranno a Montichiari, a Botticino e a Limone sul Garda. Quest’ultima è una nuova partecipazione ed è stata Silvana Dalò in queste settimane a interessarsi personalmente per questo allargamento a Limone delle Nuove Settimane Barocche.

Per il resto Emanuele Beschi ed Ezio Rojatti hanno sottolineato la grande qualità dei programmi e dei complessi proposti, una caratteristica questa che del resto è una costante da quando la primissima edizione delle Settimane Barocche – quella del 1959 ricordata ieri dal maestro Giancarlo Facchinetti, una delle memorie storiche della vita musicale bresciana – si affacciò sulla vita culturale della nostra città in un’epoca quanto mai pionieristica. In questi decenni ci sono stati profondi e straordinari cambiamenti nella vita musicale, e quindi anche nella sensibilità verso il repertorio barocco, sempre più apprezzato e amato grazie anche a quanto è stato fatto conoscere dalle Settimane. In questa edizione c’è, inoltre, un ampliamento di sedi dove si svolgono i concerti: si aggiunge a quelle tradizionali in città infatti la chiesa di San Giorgio, nell’omonima piazzetta a due passi da San Giuseppe e che la Provincia di Brescia ha appena terminato di restaurare. Si tratta di un tempio non grande e che già molti che l’hanno potuta visitare giudicano perfetta proprio per questo tipo di repertorio.

Ricordiamo alcune date in particolare, come quella del 30 settembre a Limone del Garda con l’Ensemble «Il Furibondo», o quella del 9 ottobre in San Cristo (sede di ben quattro dei concerti di questa edizione) con l’Ensemble Aurora e il violino di Enrico Gatti per un programma intitolato «Sulle spalle dei Giganti» che dà il titolo a questa edizione.

E poi non c’è che da scegliere: il Brixia Musicalis il 10 ottobre ancora in San Cristo come, cinque giorni dopo, l’Orchestra Zefiro, fino ad arrivare al 27 ottobre nel Ridotto del Teatro Grande con Jordi Savall per la «viole celtique».

Il biglietto costa 7 euro (ma è gratuito per i giovani fino ai 25 anni) e abbonamento con dieci ingressi a 50 euro in tutto.

Giornale di Brescia, 22 settembre 2010

«Brescia torna a essere uno snodo fondamentale della musica antica. Le Settimane Barocche entrano nella loro piena maturità, accanto ai maggiori Festival europei del settore». È soddisfatto Emanuele Beschi, direttore artistico e motore infaticabile della rassegna concertistica, giunta ormai alla sua ottava edizione, mentre illustra la nuova stagione, in compagnia del maestro Ezio Rojatti, rappresentante della Provincia con delega alla Cultura. Sedici concerti, dal 26 settembre al 31 ottobre, sparsi fra città e provincia, con alcuni tra i migliori interpreti oggi in attività. «L’edizione 2010 prende le mosse da una massima medievale attribuita a Bernardo di Chartres – spiega Beschi – riassunta dal titolo “Sulle spalle dei giganti”: da intendersi in una duplice accezione, sia per la statura dei compositori presentati, sia per la grandezza artistica degli interpreti che il pubblico bresciano potrà ammirare».

«Molte volte – rileva Beschi – l’incontro con un grande esecutore è diventato esempio, modello, ricordo indelebile per qualche giovane, magari entrato per caso in una sala concertistica: ci auguriamo che qualcosa di simile possa accadere anche stavolta». Ma non ascolteremo solo miti dell’Early Music: alle Settimane Barocche di Brescia si esibiranno, in due serate, alcuni giovani vincitori del Premio delle Arti, un riconoscimento assegnato dal Ministero dell’istruzione, allievi provenienti dai Conservatori di Castelfranco Veneto e di Palermo, divisi nella sezione «Solisti» e in quella «Ensemble».

Si comincia nell’Abbazia di San Pancrazio a Montichiari, tradizionale luogo d’apertura, «ideale per fare musica, sia a livello acustico che estetico», spiega Beschi. Saranno cinque i Concerti per organo e orchestra di Händel, «vero banco di prova per strumentisti e virtuosi della tastiera, opere in cui la severità si fonde alla grazia». A Limone del Garda quartetti giovanili di Mozart, a Cremona (nell’ambito di Mondomusica) due bachiane Suites per violoncello solo. Inni alla Vergine nella Napoli barocca con lo spettacolo «Stella Mattutina», luminosa antologia vocale sacra curata dall’Arìon Choir & Consort di Pavia (più un rarissimo Stabat Mater di Emanuele d’Astorga). Un salto nel Basso Medioevo con la Reverdie, strepitosa doppia coppia di sorelle cantanti e polistrumentiste (e due musicisti ospiti) e il loro «Voyage en Italie» dedicato a Guillaume Dufay.

Continua anche la collaborazione con il festival modenese Grandezze & Meraviglie: l’Ensemble Aurora presenterà «Un percorso filosofico-musicale sulle tracce del contrappunto». «Non fatevi spaventare dal titolo altisonante – rassicura Beschi -: il gruppo di Enrico Gatti ha il suo punto di forza nella semplicità della pronuncia, a imitazione della voce umana». Una Serata Bach sarà affidata a Brixia Musicalis, i padroni di casa, alle prese con il Quinto Brandeburghese e la Seconda Suite per orchestra. Nell’ottica della varietas barocca non mancherà un recital violinistico. Altro spettacolo che promette magnificenze è quello dell’orchestra Zefiro diretta da Alfredo Bernardini (anche oboe solista), nel concerto «Lo specchio musicale», Vivaldi e Purcell a pieni giri.

Una tappa a Botticino, con esempi di «recitar cantando»; una versione speciale dell’Arte della fuga al teatro San Carlino, trascrizione appositamente realizzata dall’ensemble milanese Agláia; il programma di sala della serata è un vero e proprio piccolo saggio riguardante il capolavoro estremo di J. S. Bach. Tra gli appuntamenti più attesi c’è sicuramente quello con la viola da gamba di Jordi Savall accompagnata da Andrew Lawrence-King (arpa e salterio), in un affascinante percorso a ritroso nel tempo, alla ricerca delle radici della musica europea. Per concludere si frequenterà la poco conosciuta chiesa cittadina di San Giorgio: Sonate italiane con i grandi nomi di Enrico Bronzi, Michele Barchi, Gaetano Nasillo, Sara Bennici. Musica antica luminosa, raggiante, nuova di zecca.

Enrico Raggi

Martedì 21 settembre 2010 alle ore 14.30 si terrà la conferenza stampa di presentazione della VIII Edizione del Festival Settimane barocche di Brescia, presso Palazzo Cottinelli – Piano Nobile.

Oltre ad Emanuele Beschi, Direttore artistico delle Settimane Barocche di Brescia, interverranno:

Daniele Molgora, Presidente della Provincia di Brescia
Andrea Arcai, Assessore alla Cultura del Comune di Brescia
Antonio d’Azzeo, Consigliere ASM