Giornale di Brescia, 29 ottobre 2010

Una rassegna normalmente dedicata a composizioni di Bach, di Vivaldi o di altri maestri del Sei-Settecento un concerto monografico di musica celtica è senza dubbio qualcosa che esce dagli schemi e dalle aspettative. Ma se la proposta arriva da Jordi Savall, uno dei protagonisti più vulcanici e carismatici di quella che oggi – in termini molto generici – si definisce «musica antica», ecco che l’apparente anomalia non solo rientra nei ranghi, ma si trasforma anche in un’iniziativa di richiamo, come è avvenuto mercoledì sera alle «Settimane barocche» nell’affollato concerto al Ridotto del Teatro Grande.

«Con un meticoloso studio delle tradizioni musicali d’Irlanda e di Scozia – ci ha confidato Savall prima del recital – ho voluto restituire questi brani alle sonorità che avevano nel Seicento, mettendo dunque fra parentesi le pur legittime rivisitazioni moderne in chiave pop che utilizzano chitarra, pianoforte o strumenti elettrici».

Le antiche arie e danze della tradizione celtica sono state dunque riproposte su strumenti evocatori di epoche remote quali la viola da gamba soprano, dal suono prossimo al «fiddle» britannico, o il più classico basso di viola da gamba, assimilabile alla «lyra viol» della tradizione popolare, con l’accompagnamento di arpa irlandese o di salterio affidato alla sottile maestria di Andrew Lawrence-King.

Tra danze veloci e «lamenti strumentali» di carattere più nostalgico e contemplativo, il concerto di Savall e Lawrence-King ha ricreato le suggestioni di un repertorio che oggi è raro ascoltare in una chiave così intimista.
D’altra parte si può pensare che questo repertorio, per le sue formule ripetitive da cui solitamente si astiene la musica eurocolta, avrebbe acquisito più efficace risalto se inserito all’interno di un programma del repertorio classico sei-settecentesco per viola da gamba.

m. biz.

Bresciaoggi 28 Ottobre 2010

INCONTRI. Ieri pomeriggio alla Libreria Einaudi, prima del concerto per le Settimane barocche

La musica celtica specchio dell’anima di un popolo, scelta di sopravvivenza, spazio per la bellezza e insieme espressione di un forte legame tra storia e attualità. Questa l’idea di Jordi Savall, ospite ieri alla libreria Punto Einaudi prima del concerto serale nell’ambito delle Nuove Settimane Barocche. Accolto da un folto gruppo di appassionati e affiancato dall’arpista Andrew Lawrence King, Savall ha spiegato la scelta di dedicarsi al repertorio celtico, «frutto di un lungo lavoro di ricerca, cominciato ormai 11 anni fa e portato avanti con grande attenzione per i repertori, i luoghi delle incisioni, il tempo adeguato. Una scelta premiata dal pubblico – ha spiegato il grande violista spagnolo -, visto il riscontro di vendite».

Il repertorio della musica celtica, secondo Savall, è «bellissimo. Molti sono i pezzi per viola sola, a dimostrazione che si tratta di musica essenziale, che non abbisogna necessariamente di tanti strumenti. Musica dalla forte componente emozionale perché che nasce dalla vita di un popolo spesso in lotta per la propria sopravvivenza. In questo, il repertorio celtico è parente di altre importanti tradizioni come la musica bretone, galiziana, quella dei Paesi Baschi o della Catalogna».

Lawrence King, dal canto suo, ha sottolineato l’importanza dell’arpa celtica per l’Irlanda, «simbolo ed espressione di una tradizione che non solo conserva una cultura, ma la rinnova e la trasforma, in un dialogo fecondo tra passato e presente». Savall ha quindi presentato l’ultima incisione realizzata per Alia Vox e dedicata alla musica composta in Spagna nel periodo di splendore della famiglia Borgia, tra Duecento e Seicento (tre cd più un dvd con libro in sei lingue). «Si tratta del periodo musicale più interessante della storia europea – ha detto -, anch’esso frutto di approfondite ricerche d’archivio, che vuole anche essere un contributo alla verità sulla storia di questa famiglia».

Savall ha anche avuto un pensiero per l’amico José Saramago, premio Nobel per la letteratura recentemente scomparso. «Il 2010 è stato da questo punto di vista un anno molto triste per me – ha spiegato -: non solo è scomparso Saramago, ma anche il teologo Raimon Panikkar, con i quali avevo realizzato alcuni anni fa una bella collaborazione per il cd “Le sette ultime parole di Cristo in croce” di Haydn. Erano non solo amici, ma maestri, portatori di una luce così grande da aiutare tutti a vedere meglio».

F.LAR.

Bresciaoggi, 27 Ottobre 2010

Jordi Savall e la tradizione popolare irlandese

Il celebre musicista, che suonerà una viola soprano e una lyra-viola, sarà accompagnato per l’occasione da Andrew Lawrence-King all’arpa e al salterio

Questa sera alle 21 il ridotto del Teatro Grande ospiterà un concerto dedicato all’arpa celtica, appuntamento inserito nel Festival Internazionale di Musica Barocca di Brescia organizzato dalle Nuove Settimane Barocche con la direzione artistica di Emanuele Beschi. Protagonista di questa serata sarà Jordi Savall, che suonerà una viola soprano e una lyra-viola accompagnato da Andrew Lawrence-King all’arpa irlandese e al salterio.

Il programma della serata poggia sulle accomunanze culturali e musicali fra Scozia e Irlanda, paesi geograficamente vicini che nei secoli hanno intrattenuto rapporti di scambio commerciale creando un via vai di persone, mercanzie e costumi che hanno permesso l’adozione di una medesima lingua e di abitudini comuni.

Fra le consuetudini musicali più antiche condivise dai due paesi, vi è proprio l’impiego dell’arpa celtica e con essa anche lo scambio di repertori tramandati oralmente: musiche popolari che giunsero ad essere altamente apprezzate anche alla corte della regina Elisabetta I d’Inghilterra.

I brani in programma stasera sono il risultato di una grande opera di raccolta e trascrizione avvenuta nell’Ottocento, di quelle melodie che per secoli rimbalzarono di paese in paese, di corte in corte eseguite a memoria da musicisti professionisti, ma anche da viaggiatori che si spostavano fra Irlanda, Inghilterra e Scozia.

Jordi Savall, continuando un percorso artistico che in 30 anni lo ha portato ad esplorare repertori sconosciuti o dimenticati, propone una lettura di quella tradizione popolare irlandese e scozzese attraverso l’impiego di una piccola viola soprano il cui suono tanto ricorda i «fiddles» tradizionali, strumento che quasi per natura si abbina alla tradizionale arpa celtica. Questo strumento, così riconoscibile per la sua emblematica forma triangolare, si differenza dalla grande arpa sinfonica non solo per le dimensioni ma anche per il suo meccanismo: sprovvista di pedali, produce semitoni attraverso l’uso di «chiavi».
Il biglietto d’ingresso (7 euro, gratuito per gli under 25) è in vendita al Teatro Grande a partire dalle 20.30.

Nel pomeriggio, alle ore 18, Jordi Savall e Andrew Lawrence-King saranno ospiti alla Libreria Punto Einaudi di via Pace 16/a.

Nadia Spagna

Giornale di Brescia, 27 ottobre 2010

BRESCIA. Musica celtica con la straordinaria viola da gamba di Jordi Savall alle «Settimane barocche». Stasera il celebre virtuoso catalano sarà protagonista di un atteso concerto in duo con l’arpista Andrew Lawrence-King. L’appuntamento ha luogo alle 21 al Ridotto del Grande: verranno proposti molti dei brani che Savall ha recentemente inciso in due album dedicati alla viola celtica per l’etichetta Alia Vox, l’ultimo dei quali uscito in questi giorni. I biglietti costano 7 ; ingresso gratuito per giovani fino ai 25 anni.

Potrebbe forse sorprendere, in una stagione dedicata alla musica dell’età barocca, questa speciale parentesi in omaggio alle tradizioni musicali d’Irlanda e di Scozia. In realtà, le più antiche fonti di arie e danze popolari riconducibili al repertorio celtico risalgono proprio al Sei-Settecento, come nel caso del «Manchester Gamba Book» del 1640 o delle danze pubblicate da John Walsh nel 1713. In queste raccolte, inoltre, si trovano diversi esempi di «Hornpipe» che poi verranno liberamente assimilati nelle Suites di grandi compositori come Haendel e Telemann.

Bisogna anche tenere conto della straordinaria diffusione che gli strumenti della famiglia delle viole da gamba ebbero in area britannica nello stesso periodo. In età elisabettiana si potevano eseguire madrigali italiani per «consort» di viole da gamba, mentre quasi un secolo più tardi un musicista come Purcell poteva dedicare allo stesso ensemble una raccolta di Fantasie.

Giustamente il musicologo David McGuinnes osserva che «nel nord dell’Inghilterra e più a nord ancora, lontano dall’influenza meridionale, la viola da gamba rimase più a lungo popolare rispetto al violoncello, tanto che fra i gentiluomini di Edimburgo quest’ultimo strumento non si diffuse fino almeno al 1740».
Nel concerto odierno Savall alterna l’uso di due diversi strumenti: la viola da gamba soprano, che si suona come un violino tenuto in posizione verticale fra le ginocchia, e un basso di viola da gamba attribuito al liutaio bresciano cinquecentesco Pellegrino Zanetto. Il primo strumento rievoca le sonorità del «fiddle» popolare, mentre il secondo guarda alla tradizione della «lyra- viol».

Nelle note del suo ultimo album Savall spiega che attualmente il repertorio celtico è proposto in tre diverse tendenze interpretative: «Ci sono i musicisti che suonano questo repertorio secondo la più pura tradizione; altri lo affrontano secondo la nuova tradizione avviata negli anni ’70 del Novecento; altri ancora, dagli anni ’80, propongono forme più commerciali di contaminazione con il rock». La proposta di Savall evidenzia invece gli stretti punti di contatto con lo stile barocco, basato sul suono diseguale e su una profusione di ornamentazione improvvisata.

PUNTO EINAUDI Il grande violista presenta il secondo album celtico

Prima del concerto nel Ridotto, alle ore 18 Jordi Savall sarà ospite della libreria Punto Einaudi di Via Pace 16.

L’incontro con il musicista sarà l’occasione per presentare l’ultima fatica discografica di Savall, il secondo volume di un cammino sonoro dedicato alla viola celtica.

Nel disco Savall, accompagnato da Andrew Lawrence-King all’arpa (entrambi nella foto), naviga sapientemente tra le atmosfere seducenti e fuori dal tempo di una musica, quella celtica, che si è conquistata recentemente le attenzioni delle grandi platee. Se la scelta del repertorio strizza l’occhio al mercato, nondimeno le esecuzioni sono di altissima qualità, in 28 tracce che completano il percorso iniziato lo scorso anno.

Al Punto Einaudi si potranno ascoltare «in anteprima» alcuni brani del cd, ma anche ascoltare direttamente dalla voce del musicista la storia del progetto musicale fino alla realizzazione finale. Non solo: ripercorrendo le precedenti incisioni di Savall, sarà possibile ricostruire le tappe del percorso artistico del violista spagnolo.

a. fa.

Bresciaoggi, 19 Ottobre 2010

CHIESA DI SAN CRISTO. Un bel concerto nell’ambito delle Nuove Settimane Barocche
Zefiro, un «dialogo» tra archi e fiati

La chiesa di San Cristo ha ospitato qualche sera fa un bellissimo concerto dell’Orchestra Barocca Zefiro, diretta da Alfredo Bernardini, per le Nuove Settimane Barocche. Si tratta di un complesso formato da una decina di strumentisti impegnati in un programma particolare, visto che il titolo della serata era «Archi e fiati in dialogo».

In effetti gli strumentisti si sono «schierati» in modo quasi contrapposto, per realizzare un programma prezioso e affascinante, iniziato con la Suite di Purcell tratta da «The Gordian Knot Unt’y» dalla magnifica Ciaccona e continuata con un pezzo di rara esecuzione, una Sonata di Louis-Antoine Dornel. Senza rinunciare ad un omaggio all’Italia e alla musica veneziana in particolare, con il «Concerto in mi minore per archi RV 134».

Zefiro ha rinunciato all’«Ouverture in si bemolle maggiore» di Telemann in programma, proponendo invece un’Ouverture ugualmente interessante, di Johann Christian Fasch, e proponendo subito dopo il Concerto di Telemann per tre oboi e tre violini. Il finale è stato incantevole, con l’«Ouverture in re maggiore BWV 1009» di Bach, pezzo famosissimo concluso dall’entusiasmante Réjouissance.

L’interpretazione del gruppo è stata all’altezza della sua notorietà: accanto alla bellezza dei timbri degli oboi, il fagotto di Alberto Grazzi è emerso con particolare luminosità in più punti della serata; bella anche la prova di Evangelina Mascardi all’arciliuto, nella realizzazione del basso continuo accanto al clavicembalo di Francesco Corti e al contrabbasso di Paolo Zuccheri. Naturalmente gli oboi hanno avuto un risalto particolare nell’ambito del programma e spesso Alfredo Bernardini li ha usati in modo «spettacolare», trattandoli cioè come veri e propri personaggi, in colloquio ma anche in gara con gli archi.

Bernardini alla fine ha concesso un bis, «recuperando» l’Hornepipe della Suite di Telemann. Successo magnifico, pubblico numeroso e ammirato.

L.FERT.

Bresciaoggi, 16 ottobre 2010

BRESCIA Viola da gamba protagonista questa sera alle «Settimane barocche». Nell’appuntamento in programma al Piano Nobile di Palazzo Cottinelli in via Marsala 15 con inizio alle 21, sarà di scena il giovane violista da gamba Teodoro Bau, allievo del Conservatorio di Castelfranco Veneto, vincitore della sezione solistica del Premio delle Arti nella categoria della musica eseguita con strumenti antichi. Teodoro Bau, classe 1992, terrà un concerto accompagnato da Leonardo Bortolotto (viola da gamba del basso continuo) e da Daniel Perer (clavicembalo). La serata è promossa in collaborazione con la Direzione generale per l’Alta formazione artistica, musicale e coreutica del Ministero dell’istruzione e dell’università. Ingresso libero.

«Il Premio nazionale delle arti – si legge in una nota del ministro Mariastella Gelmini – è l’unico concorso riservato a tutti i settori artistici della formazione pubblica italiana. Ospitando i vincitori del Premio il festival delle Settimane barocche scommette sui giovani e sulla scuola italiana».

Nel programma figurano alcune delle più importanti composizioni per viola da gamba del primo Settecento francese e tedesco. In apertura si ascolterà la Sonata in re maggiore per viola da gamba e clavicembalo concertato Bwv 1028 di Bach. Seguirà una scelta di tre pezzi brillanti (Marche tartare, La Tartarine e L’Arabesque) dalla «Suite d’un goût étranger» (1717) di Marin Marais, uno dei più grandi virtuosi di viola da gamba di ogni tempo, reso celebre ai giorni nostri dall’efficace opera di riscoperta e divulgazione condotta da Jordi Savall. Completano il programma la Sonata in re minore di Johannes Schenk, due pezzi caratteristici di Antoine Forqueray e, ancora di Marais, i vivaci «Couplets de folies» dal secondo libro delle «Pièces de viole».

La rassegna prosegue intensamente con due appuntamenti domani e lunedì. Domani, domenica, alle 18 al teatro Lucia di Botticino si esibirà l’ensemble SonarCantando. Lunedì, alle 21 sempre a Piano Nobile l’ensemble di musica antica del conservatorio «Bellini» di Palermo.

m. biz.

Bresciaoggi, 15 Ottobre 2010

Il violinista Marco Fornaciari è stato ospite martedì del Festival internazionale di musica barocca, organizzato dalle Settimane Barocche di Brescia.

Violinista virtuoso, Fornaciari ha offerto al pubblico un programma dedicato al repertorio tedesco per violino solo.

Si è trattato di un percorso a ritroso nella storia della prassi musicale e della nascita del repertorio per violino non accompagnato, che ha abbracciato i compositori di area tedesca vissuti fra la metà del Seicento e del Settecento; compositori importanti che gettarono le basi per lo sviluppo della grande tecnica violinistica che vedrà il suo culmine con il virtuosismo Ottocentesco.

Da Thomas Baltzar, a Heirich von Bieber passando per Johann Paul von Westhoff, fino al più celebre Georg Philipp Telemann. Poi ancora Johann Georg Piesendel ricordato con la «Sonata in la minore», importante esempio delle composizioni pre-bachiane, come la «Fuga» dello svedese Johann Helmich Roman, dallo Stabat Mater di Pergolesi.
Marco Fornaciari ha suonato alla barocca, utilizzando l’archetto con la forma in uso all’epoca e, pezzo dopo pezzo, ha offerto una sorta di excursus in cui si è dipanato il percorso di crescita stilistica, tecnica ed espressiva nella composizione per violino solo.

Si sono potuti ascoltare fraseggi morbidi che seguono le vibrazioni degli strumenti barocchi, in un virtuosismo fatto di lentezze e pensiero, dove le appoggiature e le note appena sfiorate rimangono impresse nell’esecuzione come fossero pennellate di colore acceso sopra una base monocroma. Melodie gentili che permettono di liberare il suono in modo delicato. L’arco di Fornaciari ha disegnato movimenti sinuosi, in cui non era il volume a contare bensì gli accenti, la variazione d’intensità, le pause.

Su questa scia, la tanto attesa «Ciaccona» dalla Partita n.2 in re minore Bwv 1004 di Johann Sebastian Bach, si è presentata come un brano decisamente barocco, in cui sono scomparse le ridondanze esecutive spesso adottate da violinisti meno attenti al rispetto della prassi esecutiva.

Ancora Bach è stato scelto dal violinista come bis, eseguendo la Gavotta dalla Partita in mi maggiore.

N.SPA.

Giornale di Brescia, 14 ottobre 2010

Raffinato concerto di Marco Fornaciari in San Cristo

Nella chiesa di San Cristo martedì sera il Festival delle Settimane Barocche proponeva un récital del violinista Marco Fornaciari dedicato al repertorio tedesco per violino solo, di cui l’«Adagio e Fuga» della Prima Sonata e la celebre Ciaccona della seconda Partita di Bach costituivano l’approdo o il vertice. Obiettivo del concerto era dimostrare come il genio di Bach, che iniziò la propria carriera come violinista, sia stato alimentato ed aiutato dagli esperimenti di compositori germanici a lui precedenti o coevi. La pratica della musica per violino solo risale alla prima metà del ‘600 quando violinisti-compositori come Biber in Germania puntarono il loro interesse sul linguaggio solistico del violino e sulle sue possibilità polifoniche.

Fornaciari ha proposto una carrellata su queste opere per «violino solo senza basso di accompagnamento», iniziando da un Preludio e da una Allemanda di Thomas Baltzar, violinista attivo in Inghilterra dove la sua abilità suscitò stupore ed ammirazione. Dopo questi brani tanto arcaici da sembrare esercizi, Fornaciari ha proseguito con la più solida e raffinata Passacaglia in sol minore di Ignaz von Biber, basata su quattro note discendenti che fungono da base per ben 61 piccole variazioni. Più interessante e vivace la prima Suite di Johan Paul von Westhoff, che fu ammirato e conosciuto da Bach, come il suo rivale, l’eclettico, intelligentissimo Telemann, presente nel programma con la luminosa Fantasia n.7, e Pisendel, virtuoso del violino e amico di Vivaldi, rappresentato da una Sonata difficile ma molto meno ricca di idee.
A mo’ di curiosità Fornaciari ha inserito nel concerto la Fuga (finale) dello Stabat Mater di Pergolesi nella versione per violino solo dello svedese Johan Helmich Roman, ben scritta, ma che ha il sapore del rimpianto. Inutile dire che sulle note dell’Adagio e Fuga dalla Sonata n.1 in sol minore di Bach ci si è ritrovati in un altro mondo, fatto di conoscenza suprema quanto di astrazione, abilità costruttiva, potenza del pensiero. E la Ciaccona, eseguita (come tutto il programma), secondo un criterio filologico, non perde nulla né in bellezza né in mistero. Dai primi brani in poi si è potuta osservare la progressiva evoluzione della tecnica violinistica, che conquista le posizioni acute e colpi d’arco che consentono un fraseggio sempre più limpido e una dinamica variegata. Inoltre con l’eccezione di Westhoff e di Telemann e naturalmente di Bach, si notava come le frasi e gli episodi brevi tanto elaborati mancassero di equilibrio, della luce data dalla ricerca melodica.

Fornaciari, musicista colto e violinista virtuoso, ha dato il meglio di sé quando ha potuto esprimersi con libertà, offrendo un Telemann variegato e capriccioso e un Bach lucido nella Fuga, vitale ed espressivo nella Ciaccona. Al pubblico abbastanza numeroso ma infreddolito, ha concesso per bis la brillante Gavotta dalla Terza Partita di Bach.

Fulvia Conter

Bresciaoggi, 13 Ottobre 2010

Successo del gruppo affiancato dal flautista Marcello Gatti

Musica orchestrale con Bach, anzi con due Bach al suo centro: il successo era a dir poco prevedibile, per il concerto di domenica sera in San Cristo nell’ambito delle Nuove Settimane barocche. A realizzare un programma così affascinante è stato l’Ensemble Brixia Musicalis guidato da Elisa Citterio. Otto strumentisti che costituiscono l’«orchestra residente» delle Settimane barocche e cui si è aggiunto l’altra sera il virtuoso flauto traverso – ovviamente in legno – di Marcello Gatti per una buona parte del concerto.

Nella fase iniziale presentata una composizione per soli archi e continuo di Johann Christian Bach, uno dei venti figli di Johann Sebastian: una bella Sinfonia in re minore tripartita come nel Concerto italiano e dotata di una robustezza, di una compattezza nella trattazione dei temi assolutamente gradevole, anche se distante anni luce dallo stile dell’augusto padre. E le due composizioni bachiane proposte immediatamente dopo dal Brixia Musicalis, col Quinto Concerto Brandeburghese in re maggiore BWV 1050 e l’Ouverture n. 2 in si minore BWV 1067, si sono incaricate di marcare immediatamente la distanza fra la composizione di Johann Christian con l’arte di un genio assoluto come Johann Sebastian Bach. Brixia Musicalis ha dato domenica sera un’interpretazione estremamente brillante del Concerto, lasciando cioè che le parti del traversiere di Marcello Gatti – ma anche quella così importante, quasi in competizione col solista messa in partitura da Bach per il clavicembalo, e qui interpretata da Stefano Maria Demicheli – emergessero sì, ma non su uno sfondo anonimo; al contrario, quello emerso era un tessuto orchestrale chiaroscurato e vibrante grazie a una conduzione, quella di Elisa Citterio, che rifugge fortunatamente dalle tinte scialbe. Quello che ne è risultato complessivamente è un discorso musicale non solo di alto livello tecnico, ma avvincente e caldo anche nella successiva Ouverture BWV 1067.

Due i bis: il primo una splendida trascrizione settecentesca per flauto del Grave da un Concerto per violino e orchestra di Giuseppe Tartini.
Poi di nuovo la Badinerie di Bach.

L.FERT.

Giornale di Brescia, 12 ottobre 2010

Era un programma fortemente innovativo (e al tempo stesso impegnativo) quello proposto sabato sera dal violinista Enrico Gatti in concerto con l’Ensemble Aurora per le Settimane barocche. Nella chiesa di San Cristo l’affermato musicista, senza dubbio uno dei migliori interpreti del repertorio violinistico italiano di età barocca, ha impostato l’intera serata sull’organico classico del quartetto d’archi: due violini, viola, violoncello. Nulla di strano se il concerto avesse previsto brani della Wiener Klassik o del periodo posteriore, ma accanto al Mozart del Quartetto KV 387 figuravano compositori del Sei e perfino del Cinquecento, epoche alle quali di solito non si pensa quando si fa riferimento al quartetto d’archi.

In realtà, alla base del percorso ideato da Gatti, si poneva un assunto ineccepibile: prima del quartetto classico di fine Settecento, prima cioè che si cristallizzasse la cosiddetta forma-sonata, molti compositori praticarono in ogni caso la scrittura a quattro parti con destinazione vocale o strumentale, e questi componimenti possono trovare un’eccellente esecuzione d’insieme con gli strumenti della famiglia del violino.

In quest’ottica si conferma, come già si sapeva, che la monumentale «Arte della fuga» di Bach può essere felicemente proposta con un quartetto d’archi. Si scopre inoltre che le «Sonate a quattro» di autori come i secenteschi Dario Castello e Biagio Marini possono essere considerati quartetti ante litteram. Si scopre infine che un madrigale a quattro voci di Palestrina o una chanson francese di Orlando di Lasso, benché privati delle parole, non perdono il loro fascino in questa forma.

Certo, un viaggio musicale di tre secoli, da Palestrina a Mozart, attraverso stili così diversi è impresa che mette a dura prova interpreti e ascoltatori. Oltre tutto, il programma era oggettivamente molto lungo. Ma quante gemme compositive ed esecutive in questo viaggio! È stato come assistere a una pubblica dichiarazione d’amore, da parte di Gatti e dell’Ensemble Aurora, nei confronti dell’arte del contrappunto e del medium sonoro del quartetto d’archi. Un’esperienza singolare e intensa, diversa da ciò che offrono i consueti concerti di musica da camera. In San Cristo il pubblico non era dei più folti, ma c’era un’alta percentuale di giovani, molto attenti, e questa è una notizia confortante.

m. biz.