Giornale di Brescia, 4 ottobre 2010

Le «Settimane Barocche», giunte all’ottava edizione hanno aperto la stagione in città con un concerto dal programma originale e molto ben eseguito dall’Arion Choir and Consort del Collegio Ghislieri di Pavia diretto da Giulio Prandi. Sabato sera si era, non in moltissimi, ma numerosi nonostante il pullulare di manifestazioni per la Notte Bianca, nella chiesa di S. Gaetano (affascinante, calda e dalla buona acustica), dove è stato proposto un programma speciale dal titolo «Stella Mattutina, Inni alla Vergine nella Napoli barocca». Nella città partenopea confluiva la cultura mediterranea e proprio a Napoli nacquero fin dal ‘600 e inizialmente a scopo assistenziale, i Conservatori di Musica, che nel ‘700 erano ben quattro, con un gran numero di allievi ed eccezionali maestri. La premessa serve a comprendere l’eccezionalità della fattura delle musiche ascoltate sabato, di Francesco Durante, che prima al Conservatorio di Sant’Onofrio, poi in quello dei Poveri di Gesù Cristo, infine a Santa Maria di Loreto, fu maestro di un gran numero di allievi che divennero famosi.

Arion Choir and Consort ha proposto in apertura un Magnificat per coro, soli, archi e continuo di Durante, pezzo di grande bellezza, oltre che maestria, che per forza e potenza richiama tratti caratteristici della scuola romana. Il successivo Concerto IV in mi minore per archi e continuo, eseguito molto bene dal Consort senza direttore, è particolare per gli slanciati contrappuntismi nel secondo tempo. Molto interessanti anche le «Litanie a quattro voci con violini e basso» di Pasquale Cafaro (1715-1787) maestro al Conservatorio della Pietà dei Turchini. Le «Litanie», oltre che assai ben scritte, colpiscono per la varietà di effetti, per certi atteggiamenti teatrali e, in particolare, per l’«Agnus Dei» finale.

La seconda parte del concerto offriva lo «Stabat Mater» per coro, soli, archi e continuo, di Emanuel D’Astorga, che si ascolta raramente ma che fu ammiratissimo nell’800. D’Astorga, barone siciliano dalla vita avventurosa, è musicista dalle enormi qualità che riesce a fare magie con il contrappunto, lo rende espressivo. La musica s’inoltra nel profondo del testo dello «Stabat Mater», sì che ne ricalca ogni sfumatura. I passi più significativi sono quelli corali, ma il «Sancta Mater» affidato al soprano in una sorta di recitativo-arioso basato sull’importanza delle pause, è stupefacente.

Arion Choir and Consort, efficaci, preparatissimi, intonati, fervidamente diretti da Giulio Prandi (ottimo come direttore del coro) sono stati applauditi a lungo. Bene anche i solisti Joanna Klisowska, Anna Bessi, Samuel Fumess, Carlo Checchi, Alessandro Nuccio. Per bis la freschezza del «Magnificat» di Durante.

Fulvia Conter