Giornale di Brescia, 21 giugno 2009

gdb-21-06-2009

The English Concert ha proposto le massime espressioni musicali della prima metà del ’700.
Intrigante la versione senza flauto della Seconda suite di Bach.
La fresca voce del soprano Labin chiamata in sostituzione di Elizabeth Watts 

BRESCIA Più che un English Concert in senso stretto, quello applaudito ieri sera nella chiesa di San Cristo per il concerto-anteprima delle Settimane Barocche dirette da Emanuele Beschi è stato un vero e proprio «Concerto delle nazioni». Il gruppo fondato nel 1972 dal celebre clavicembalista Trevor Pinnock ha eseguito un programma dedicato alle massime espressioni dei diversi stili nazionali della prima metà del Settecento.
C’era il tedesco Johann Sebastian Bach attratto dal fascino della musica francese; c’era il venezianissimo (ma di padre bresciano) Antonio Vivaldi che prendeva le distanze dal linguaggio «romano» di Arcangelo Corelli; c’era infine il sassone Haendel innamorato della lingua italiana, ma nello stesso tempo naturalizzato inglese tanto da mutare la grafia del cognome in Handel.

Gli stessi componenti di The English Concert, pur essendo per lo più inglesi di nascita o di formazione, lasciano trapelare dai cognomi origini continentali, come nel caso dei violinisti Nadja Zwiener e Walter Reiter o del violista Alfonso Leal del Ojo. Quanto alla voce solista, il soprano Ana Maria Labin, chiamata a sostituire l’indisposta Elizabeth Watts, si tratta di una giovane artista svizzera di origine rumena. Ma se oggi è del tutto normale che un ensemble accolga musicisti di diversa provenienza, maggiore meraviglia suscita la straordinaria circolazione di idee che da un Paese all’altro avveniva nel Secolo dei Lumi, ed è anche per questo che dovremmo sentire il ’700 come un’epoca idealmente vicina all’attuale.

L’affollato concerto di ieri sera ha preso avvio con una versione del tutto inusuale della ben nota Suite n. 2 BWV 1067 di Bach. Anziché eseguire questa composizione nella tonalità di si minore e con il flauto traverso concertante, The English Concert ha proposto il brano in la minore e con l’organico di soli archi a parti reali e basso continuo (contrabbasso, tiorba e clavicembalo). Pare che Bach, alla corte di Koethen, avesse composto le quattro Suites orchestrali senza strumenti a fiato, ma questa è solo una congettura storica, dato che recentemente altri studiosi hanno supposto che al posto del flauto solista potesse esserci originariamente un oboe. Probabilmente non approderemo mai a una verità definitiva; l’importante è che anche nella versione ascoltata ieri sera la Suite n. 2 regge alla perfezione.

È piaciuta, in particolare, l’interpretazione ricca di contrasti che Harry Bicket, dirigendo dal clavicembalo, ha impresso alle singole danze: maestoso e quasi grave il «Rondeau» alla francese, piccante e molto vivace la «Bourrée», nobile e processionale la «Polonaise», briosa la popolarissima «Badinerie» con l’ottimo violino di Nadja Zwiener al posto del flauto. Ma la parte musicalmente più interessante del concerto era quella vocale, con la fresca voce di Ana Maria Labin che ha reso ora con dolcezza, ora con energia, lo splendido mottetto in furore di Vivaldi e due meravigliose arie dal «Giulio Cesare» di Haendel. Per bis è stata proposta la più celebre aria haendeliana: «Lascia ch’io pianga».

Ora l’appuntamento con le Settimane Barocche aspetta l’autunno: il 27 settembre alla Pieve di S. Pancrazio (Montichiari) e il 29 settembre a Brescia nella chiesa di S. Gaetano con Brixia Musicalis ed Elisa Citterio, i concerti d’avvio.

Marco Bizzarini