Giornale di Brescia, 14 ottobre 2010

Raffinato concerto di Marco Fornaciari in San Cristo

Nella chiesa di San Cristo martedì sera il Festival delle Settimane Barocche proponeva un récital del violinista Marco Fornaciari dedicato al repertorio tedesco per violino solo, di cui l’«Adagio e Fuga» della Prima Sonata e la celebre Ciaccona della seconda Partita di Bach costituivano l’approdo o il vertice. Obiettivo del concerto era dimostrare come il genio di Bach, che iniziò la propria carriera come violinista, sia stato alimentato ed aiutato dagli esperimenti di compositori germanici a lui precedenti o coevi. La pratica della musica per violino solo risale alla prima metà del ‘600 quando violinisti-compositori come Biber in Germania puntarono il loro interesse sul linguaggio solistico del violino e sulle sue possibilità polifoniche.

Fornaciari ha proposto una carrellata su queste opere per «violino solo senza basso di accompagnamento», iniziando da un Preludio e da una Allemanda di Thomas Baltzar, violinista attivo in Inghilterra dove la sua abilità suscitò stupore ed ammirazione. Dopo questi brani tanto arcaici da sembrare esercizi, Fornaciari ha proseguito con la più solida e raffinata Passacaglia in sol minore di Ignaz von Biber, basata su quattro note discendenti che fungono da base per ben 61 piccole variazioni. Più interessante e vivace la prima Suite di Johan Paul von Westhoff, che fu ammirato e conosciuto da Bach, come il suo rivale, l’eclettico, intelligentissimo Telemann, presente nel programma con la luminosa Fantasia n.7, e Pisendel, virtuoso del violino e amico di Vivaldi, rappresentato da una Sonata difficile ma molto meno ricca di idee.
A mo’ di curiosità Fornaciari ha inserito nel concerto la Fuga (finale) dello Stabat Mater di Pergolesi nella versione per violino solo dello svedese Johan Helmich Roman, ben scritta, ma che ha il sapore del rimpianto. Inutile dire che sulle note dell’Adagio e Fuga dalla Sonata n.1 in sol minore di Bach ci si è ritrovati in un altro mondo, fatto di conoscenza suprema quanto di astrazione, abilità costruttiva, potenza del pensiero. E la Ciaccona, eseguita (come tutto il programma), secondo un criterio filologico, non perde nulla né in bellezza né in mistero. Dai primi brani in poi si è potuta osservare la progressiva evoluzione della tecnica violinistica, che conquista le posizioni acute e colpi d’arco che consentono un fraseggio sempre più limpido e una dinamica variegata. Inoltre con l’eccezione di Westhoff e di Telemann e naturalmente di Bach, si notava come le frasi e gli episodi brevi tanto elaborati mancassero di equilibrio, della luce data dalla ricerca melodica.

Fornaciari, musicista colto e violinista virtuoso, ha dato il meglio di sé quando ha potuto esprimersi con libertà, offrendo un Telemann variegato e capriccioso e un Bach lucido nella Fuga, vitale ed espressivo nella Ciaccona. Al pubblico abbastanza numeroso ma infreddolito, ha concesso per bis la brillante Gavotta dalla Terza Partita di Bach.

Fulvia Conter