Giornale di Brescia – 2 novembre 2008

Applaudito concerto dell’ensemble diretto da Giovanni Antonini alle Settimane Barocche

BRESCIA Ritmo, colore, energia. L’onda travolgente del Ba-rock del Giardino Armonico diretto da Giovanni Antonini ha conquistato il pubblico nel concerto di venerdì sera in città a Palazzo Gaifani nell’ambito delle Nuove Settimane Barocche.

Gli splendori sonori di Venezia, regina della musica nel ’600 e nel primo ’700 italiano, hanno dominato l’esibizione bresciana dell’ensemble che, con le sue interpretazioni su strumenti originali, è stato tra gli artefici della nuova fortuna del repertorio barocco a partire dagli Anni ’80.

Il caratteristico sound del Giardino Armonico – fatto di contrasti sorprendenti, frasi folgoranti e di un deciso piglio drammatico – si è imposto sin dalle prime note della sonata XV di Dario Castello, pagina di confine tra il crepuscolo del Rinascimento e l’aurora del Barocco. Di qui, sempre nel segno di una rigorosa coerenza interpretativa, ha preso le mosse un cammino nella storia musicale della Serenissima, dal virtuosismo di Tarquinio Merula alle rivoluzione tecniche e formali di Giovanni Battista Buonamente, dalle linee trasparenti ed eleganti che animano il pentagramma di Giovanni Legrenzi alla sapiente miscela di fantasia e tradizione del concerto a quattro in sol minore di Baldassarre Galuppi.

Ma non poteva mancare il grande protagonista di quell’età dell’oro, Antonio Vivaldi, con tre concerti per flauto (o flautino) e archi che hanno acceso i riflettori su Giovanni Antonini, solista e anima dell’ensemble. Antonini ha brillato sia nei passaggi di agilità e nelle volate pirotecniche dei movimenti veloci (anzi, velocissimi) sia quando ha sfoderato un suono liquido e denso nelle sezioni cantabili. Disegnando un Vivaldi di luci, ombre e infinita ricchezza di sfumature che è parso ben lontano da quella mediocrità artigianale di cui lo accusava Stravinskij.

Giudicare la prova del Giardino Armonico significa anche sposare una visione estetica. Alcuni potrebbero rimproverare agli interpreti una certa disinvoltura nei riguardi della partitura o storcere il naso di fronte a un clavicembalo che si produce in acrobazie; altri potrebbero lodare lo straordinario coinvolgimento della performance e l’indubbia capacità di restituire vitalità a un repertorio altrimenti oscurato dai secoli. Intatta rimane tuttavia l’ammirazione per l’eccellente qualità tecnica dell’ensemble. Un meccanismo sonoro di altissima precisione che gli spettatori hanno premiato con lunghi applausi ed entusiasmo.