Giornale di Brescia, 9 ottobre 2010

BRESCIA. Quando la musica incontra la filosofia. È denso di richiami culturali il programma che il celebre violinista Enrico Gatti e l’Ensemble Aurora propongono stasera alle 21, nella chiesa di San Cristo per le Settimane Barocche. Viene infatti proposto un vero e proprio percorso filosofico-musicale sulle tracce del contrappunto.

Con il classico organico del quartetto d’archi (Enrico Gatti e Rossella Croce ai violini, Sebastiano Airoldi alla viola, Judith Maria Olofsson al violoncello) si passerà dalla musica cinquecentesca di Palestrina e Orlando di Lasso, al Settecento di Bach (Contrapunctus IV da «L’arte della fuga») e Mozart (Quartetto in sol maggiore KV 387).

Fra questi due poli cronologici s’inserisce il meraviglioso Seicento violinistico del veneziano Dario Castello e del bresciano Biagio Marini, con l’aggiunta di una preziosa rarità di Arcangelo.

Corelli: la fuga a quattro voci opera postuma tratta da un manoscritto del Conservatorio di Firenze. Denominatore comune tra forme musicali così diverse – madrigale cinquecentesco, sonata violinistica seicentesca, fughe di Bach, quartetti d’archi di Mozart – è l’arte di scrivere musica a quattro parti utilizzando le infinite possibilità del contrappunto. Il concerto è promosso in collaborazione con il festival «Grandezze e meraviglie» di Modena; l’ingresso (posto unico) costa 7 €.

Alla base di questo insolito viaggio lungo tre secoli, Enrico Gatti – uno dei più profondi interpreti di musica barocca sulla scena internazionale – pone la ricerca di fondamenti filosofici che affondano le radici nell’antica tradizione pitagorica. «Il termine contrappunto – spiega il violinista – significa etimologicamente “punctum contra punctum”, ossia nota contro nota; la sua proprietà è quella di rappresentare il principio dualistico. L’allusione al pensiero pitagorico sta nel fatto che gli antichi vedevano nei contrari i principii delle cose: l’armonia non è dunque assenza, bensì equilibrio di contrasti».

Attraverso gli scritti di Platone e successivamente dei maestri neoplatonici, il pensiero pitagorico permea numerosi trattati musicali del Rinascimento, riaffiora quindi nell’«Harmonices mundi» (1619) dell’astronomo Keplero e un secolo più tardi influenzerà inevitabilmente le opere speculative di Johann Sebastian Bach.

«Nel percorso musicale che proponiamo stasera – aggiunge Gatti – abbiamo voluto esplorare la fuga ed i procedimenti fugali in molte delle loro varie declinazioni, attraversando epoche fra loro lontane e molto differenti.

Offrendo un’ora in compagnia di alcuni fra i più grandi geni musicali di tutti i tempi, vorremmo far entrare gli ascoltatori nella trama della fuga, nel vivo di quella conversazione spirituale in cui diverse voci parlano degli stessi argomenti». Non deve stupire se in tale percorso si ascolteranno in versione per quartetto d’archi anche un Kyrie e un madrigale di Palestrina: la musica di questo compositore, infatti, incarna anch’essa l’ideale greco della «kalokagathia». Un’idea del bello altrettanto riconoscibile nella musica successiva di Bach e Mozart.

m. biz.