Giornale di Brescia – 3 novembre 2008

Anche la «Sonata da camera» del bresciano nel concerto straordinario per le Settimane

BRESCIA Concerto straordinario a corredo delle Settimane Barocche stasera, alle 20.45, nel Ridotto del Teatro Grande, protagonisti il violinista Glauco Bertagnin, il violoncellista Marco Perini, il clavicembalista Michele Barchi e la danzatrice Elisabetta Bracchi (ingresso 15 euro).

La serata offre splendide e famose musiche del ’700 violinistico italiano e una novità assoluta, la «Sonata da camera» in tre tempi per violino, violoncello, clavicembalo e danzatrice del compositore bresciano Giancarlo Facchinetti.

Autore, fra l’altro, di un brillante «Concerto grosso per la notte di San Silvestro» presentato due anni fa da Brixia Musicalis alle Grazie, Facchinetti ha ideato nel 2007 la «Sonata da camera» riferendosi alle Corti dell’epoca, dove molta musica era scritta e praticata in funzione della danza, come le suite, così diffuse in Germania e in Francia.

Il programma inizia con la Sonata in re minore per violino e basso continuo op. 2 di Antonio Vivaldi e prosegue, appunto, con la «Sonata da camera» di Facchinetti. Dopo l’intervallo sono proposti due capolavori: la Sonata in sol minore op. 21 n. 10 «Didone abbandonata» di Giuseppe Tartini e la Sonata in re minore op. V n. 12 «La Follia» di Arcangelo Corelli.

Nel 1709 Vivaldi pubblicò l’op. 2, «12 Sonate per Violino e basso continuo» con dedica al re Federico IV di Danimarca. Una raccolta importante, nella quale il «Prete Rosso» dimostra di aver assimilato la lezione di Corelli e di concentrarsi sulle possibilità del proprio strumento. Imprime il suo marchio compositivo imprevedibile e fantasioso al violino, di cui amplia la tecnica in senso virtuosistico, cercando brillantezza sonora ed ottenendo effetti inediti. Vivaldi in quel periodo era ancora insegnante di violino ed aveva fra gli allievi il talentuoso Pisendel, tedesco, per il quale compose alcune di queste Sonate e vari Concerti.

Su questo tracciato si pose l’istriano Giuseppe Tartini (1692-1779), genio avventuroso e virtuoso leggendario che, come compositore, si dedicò quasi esclusivamente al violino, per il quale scrisse Concerti e oltre 170 Sonate, di cui le più celebri sono quelle dette «Il trillo del diavolo» e «Didone abbandonata». Quest’ultima, tripartita, punta su effetti patetici e toccanti, sulla scia del suo titolo metastasiano, che impronta la struggente linea melodica (appoggiata sul canto popolare) e il virtuosismo acceso, non esornativo, ma intrinseco al descrittivismo insito nell’opera.

Alla fine… il primo, il maestro della Scuola violinistica italiana ed europea, Corelli, con la Sonata in re minore sul tema della Follia, un motivo breve e originariamente frenetico (se non isterico) di origine portoghese, passato in Spagna, quindi in Italia, a Napoli, per essere raccolto da Haendel e arrivare nel Nord, in Inghilterra, in Germania ed essere utilizzato fino ai nostri giorni.

«La Follia» è eccezionalmente sviluppata da Corelli nella Sonata, con 23 variazioni, in ognuna delle quali si trovano un diverso colpo d’arco e ogni tipo di difficoltà tecniche, sì da farne il modello per tutta la futura arte della variazione.

Glauco Bertagnin, Marco Perini e Michele Barchi sono musicisti di fama internazionale, solisti e Prime parti di ensemble di rango. La danzatrice Elisabetta Bracchi collabora spesso con Michele Barchi in raffinati spettacoli di danza e musica antica come il recente «Fandango!».

f. c.