Brixia Musicalis torna ad aprile con due importanti concerti:

19 aprile 2009 – ore 11.00
Ferrara, Salone d’onore di Casa Romei, via Savonarola 30

20 aprile 2009 – ore 20.45
Rovereto (TN), Sala della Filarmonica, corso Rosmini
www.filarmonicarovereto.it

Programma:

TOMMASO ALBINONI
(Venezia, 1671-1750)
Triosonata n.11 in mi minore op.1
grave – allegro – grave – allegro

FRANCESCO ANTONIO BONPORTI
(Trento 1672-Padova 1749)
Sonata settima a due violini dalle Sonate da camera op. 6
preludio.adagio – allemanda.allegro – giga.presto

PIETRO GNOCCHI
(Alfianello 1689-Brescia 1775)
Triosonata IX in mi minore
largo.arcate distese – vivace, ma non presto – allegro – fuga in canone

GEORG FRIEDRICH HÄNDEL
(Halle an der Saale 1685-Londra 1759)
Sonata n. 7 in si bemolle maggiore op. 5 HWV 402
larghetto – allegro, ma non presto – adagio.allegro – gavotta.allegro – menuet.andante.allegro

ANTONIO VIVALDI
(Venezia 1678-Vienna 1741)
Triosonata n. 6 in sol minore op. V RV 72
preludio – allemanda – air menuet

ARCANGELO CORELLI
(Fusignano 1653-Roma 1713)
Sonata XII in sol maggiore “Ciacona” op. II (1685)

Brixia Musicalis
Elisa Citterio e Rossella Borsoni, violini
Marco Testori, violoncello
Michele Barchi, clavicembalo

 

Omaggio alla Triosonata. Così potrebbe suonare il titolo del programma che Brixia Musicalis, gruppo residente del Festival internazionale di Musica antica Settimane barocche di Brescia, propone. Di fatto, la Triosonata o Sonata in trio nient’altro è che una delle tante ‘vesti’ che appunto la sonata assume prima di assurgere a forma classica per eccellenza. Ed è specificamente la ‘veste’ risalente alla metà del XVII secolo, in piena epoca barocca quindi. Triosonata o Sonata in trio che non è affatto –il nome non deve trarre in inganno– una Sonata per tre strumenti, o meglio lo è soltanto talvolta. Nella sua forma ‘classica’ la Triosonata o Sonata in trio, infatti, conta un organico di quattro strumenti: due strumenti melodici (quelli a cui per intenderci vengono affidate le parti acute), generalmente due violini; uno strumento ‘dalla voce più grave’, come appunto il violoncello; quindi uno strumento a tastiera, che con la mano sinistra rafforzi il basso, con la destra colmi una zona più centrale, facendo azione di riempimento tra l’accompagnamento e il canto. Al Trio potevano del resto prendere parte più strumenti: cinque, ad esempio, quando alla voce del violoncello si aggiungeva, in modo concertante, la voce di un altro strumento grave, come il trombone o il fagotto. Oppure gli strumenti potevano essere meno: tre, ad esempio, con l’esclusione o del violoncello o del clavicembalo; o due, soltanto un violino ed il cembalo ad esempio, con l’affidamento alla mano destra del cembalista di una delle due voci melodiche acute. Strumentale diverso quindi per una forma che rimane comunque sempre chiaramente riconoscibile. Il programma odierno ne propone assaggi vari.

È il 1694 quando Tomaso Albinoni dà alle stampe la prima raccolta di sue musiche strumentali (12 Sonate a 3 tra cui quella in programma); ed è il 1694 quando per la prima volta una sua opera, Zenobia regina de’ Palmireni, calca le scene di un teatro veneziano. A dimostrazione di una maturità e di una professionalità raggiunte, nonostante Albinoni continui a considerarsi un «musico di violino dilettante veneto». E le sue Triosonate s’iscrivono –questa volta a dimostrazione di una frequentazione esperta del repertorio dell’epoca– nel filone sonatistico di Scuola bolognese, che riconosce nel fusignanese Arcangelo Corelli il proprio massimo esponente. E non è un caso che il percorso proposto dal programma odierno si chiuda con la XII sonata dalla sua opera II: si tratta di una tra le pagine più celebri del maestro, nel genere della Sonata da camera, quindi pensata come un seguito di danze, generalmente aperto da un Preludio, in questo caso da una Ciaccona. Risalente al 1685 la raccolta, seconda del maestro nel genere, come anche la prima, segna il raggiunto apice stilistico, il coronameno perfetto di una tradizione già consolidata.

Ma torniamo alla scaletta dell’appuntamento. Dopo Albinoni, Francesco Antonio Bonporti, «gentilhuomo di Trento» e «dilettante di musica». Autore poliedrico, autonomo per scelte di stile e di linguaggio, a sua volta di formazione corelliana (con Corelli studiò a Roma, città in cui seguì i corsi di teologia, allievo del Collegium Germanicum), eppure capace di percorrere strade nuove e personali. Prova ne sia, in particolare, il trattamento a cui Bonporti sottopone le parti violinistiche. Al riguardo non è da sottovalutare l’influenza che su di lui può aver esercitato, sin dalle prime prove in campo musicale, la buona tradizione violinistica della sua città d’origine.

Don Pietro Gnocchi è tra gli autori ‘d’elezione’ di Brixia Musicalis. La recente ripresa degli studi intorno all’opera del musicista alfianellese ha sicuramente tra i suoi punti di forza le esecuzioni che il gruppo gli ha riservato. Esecuzioni che hanno permesso di riconoscere al maestro di Scuola bresciana una sua personale originalità. Generalmente concepite come seguito di quattro movimenti (lento-veloce-lento-veloce), le sue Sonate appartengono al genere da chiesa e non tradiscono mai il ricorso a forme di danza. Se i movimenti lenti sono il luogo in cui Gnocchi concentra la ricerca espressiva, i movimenti veloci poggiano e reiterano e rielaborano un’unica idea ritmico-melodica. E l’elaborazione ritmico-melodica contraddistingue anche le fughe con cui Gnocchi frequentemente suggella le proprie Sonate.

Anche Händel, il cui catalogo strumentale conta pagine capolavoro nei generi più diversi, licenzia due raccolte di Triosonate. Anch’esse capolavori. Eppure portatrici di una serie di interrogativi, rimasti, in buona misura, aperti. Interrogativi inerenti gli strumenti da utilizzare per la realizzazione delle stesse Sonate. Händel, infatti, lascia agli esecutori non soltanto la scelta dell’organico finale (composto di quattro o più o meno strumenti), con cui eseguire le sue Sonate a tre, ma anche la scelta dei singoli strumenti cui affidarsi. Le parti acute possono cioè essere eseguite da due violini, come nel nostro caso, non di meno da due flauti, oppure da due oboi. Che è come dire che la scelta dello strumentale è una questione di gusto e come tale può essere risolta in modi molteplici. Non togliendo nulla alla potente ispirazione dell’autore.

Penultimo lavoro in programma, la seconda delle due Sonate a tre con cui Vivaldi conclude la raccolta di Sonate per violino solo op. V. Si tratta di pagine che risentono dell’appartenenza a una raccolta per strumento appunto solo. La parte del violino primo è infatti volutamente fiorita ed elaborata. E questo fin dal Preludio con cui si apre la n. 6 della raccolta. Sonata che si conclude, invece, con un Air Menuet, in omaggio al gusto internazionale del pubblico e allo stile francese, tanto alla moda.

(Raffaella Valsecchi)